ci sono delle cose che non serve nemmeno commentare, basta ripeterle. Altre volte invece no.
Eppure, alla fine, ho imparato a saltare alla corda, ad andare in bicicletta, sono stata promossa, ho giocato a Rugby con i maschi, ho imparato una, più lingue sconosciute partendo da zero fra gente che non capivo, ho vissuto da sola, con altri in armonia, ho fatto cose ritenute pericolose e sconsiderate dagli amici e ne sono uscita indenne, ho conquistato gli uomini di cui mi sono innamorata a volte contendendoli ad altre, ho desiderato e avuto un figlio, ho intrapreso molte volte nuove strade.
Sono altri i problemi di questa città”, ci ha spiegato Kadir. “Il traffico, la mancanza di parcheggi, i cantieri che rimangono aperti per mesi, le buche nell’asfalto…”. Ma il sindaco Gianni Alemanno sembra pensarla diversamente perché ha deciso di puntare sulla “lotta al degrado” per garantire “una migliore vivibilità per i cittadini”. Prima di salutarci, Kadir ci ha detto che per il momento sospenderà la sua attività di lavavetri. Bisogna lasciare che la tempesta passi, sapendo che poi tutto tornerà come prima. Per ora, è meglio non dare troppo nell’occhio.
Uno psichiatra dell’esercito statunitense, il maggiore Nidal Malik Hasan, in procinto di partire per l’Iraq o per l’Afghanistan, ha sparato su alcuni colleghi nella base militare di Fort Hood in Texas. Ha ucciso dodici persone e ne ha ferite 31 prima di ricevere a sua volta quattro colpi. Sopravvissuto, si trova in un ospedale fuori dalla base e le sue condizioni sono critiche. Non si conoscono i motivi del gesto, ma un colonnello in pensione ha rivelato che Hasan sperava nel ritiro delle truppe da entrambi i paesi e non voleva essere mandato al fronte.–The New York Times, Stati Uniti
1. Quello che distingue il fuochista esperto dal dilettante è saper mettere la diavolina senza che nessuno se ne accorga.
2. Se nella stanza la visibilità si riduce sotto il metro, spegni tutto e spalanca le finestre.
3. Il camino non è un barbecue: togli quelle salsicce. 4. Camini finti e camini a gas sono un’aberrazione anglosassone che non dovrebbe oltrepassare la Manica.
5. I libri impilati nel camino da un anno indicano che è ora di metterci davanti uno scaffale di Ikea.
E mi era venuto in mente un libro di Šklovksij dove si diceva che un ragioniere che si mette a scrivere è come un pompiere di teatro che si mette a cantare.
alla stessa ora, a Padova, in un appartamentino situato in un luogo imprecisato della provincia che potremmo tentare di descrivere come “casa mia” una donna di identità pure essa imprecisata che potremmo tentare di descrivere come “io” mangiava pane e salame sul divano coi piedi appoggiati al tavolino. forse da qualche altra parte, a Padova, una farfalla sbatteva le ali.
Chi scrive sul serio ha un profondo rispetto per la scrittura, perché è consapevole della fatica che richiede. Chi non è in grado di capire neanche questo e scambia la pratica dello scrivere come un hobby da giornata uggiosa dovrebbe almeno avere la decenza di non aspirare ingenuamente a ricevere complimenti. O va a finire che riceve dei meritati insulti.
[dice Paolo Cirino Pomicino, in una lettera al corriere] Sappiamo bene che la sola alta velocità non modernizza il sistema di trasporto su ferro in Italia ma lo sciagurato abbandono della “manutenzione” del Paese a partire dal 1994 conseguente alla riduzione della spesa in conto capitale passata dal 3,2% del Pil del 1990 al 2,1% dal ’95 in poi, si è spalmata su tutti i settori, ferrovie comprese. E come ci dimostrano i dati della Banca d’Italia, dopo 15 anni il Paese è in uno stato di abbandono mai visto prima nel mentre quel debito che puntualmente ci viene messo sulle spalle è aumentato ad oggi di 12 punti ( dal 98% del ’91 al 115% di quest’anno) nonostante 15 anni di manovre finanziarie, 160 miliardi di ricavi per la vendita di aziende pubbliche e tre punti in più della pressione fiscale. A quell’epoca, in verità, c’erano i partiti con un folto gruppo dirigente e non solo i leader carismatici e la società di quel tempo non veniva continuamente sondata a mò della matrigna di Biancaneve ( dimmi, dimmi specchio delle mie brame…) ma governata. Bene o male lo dirà ciascuno in piena libertà ma certamente il Paese non veniva lasciato a se stesso.
Il nocciolo della questione, infatti, è sempre lo stesso da tempo: dato che, come stabilito dal nuovo concordato del 1984 il cattolicesimo non è più la religione dello Stato Italiano, nelle aule scolastiche, nei tribunali e negli ospedali o si espongono tutti i simboli religiosi esistenti o non se ne espone nessuno. Il problema tuttavia, e lo dico da ateo convinto, è che la battaglia sul crocifisso nelle scuole è, almeno per me, assolutamente priva di senso. Non è da questo, come non è dalla presenza dei prof di religione agli scrutinii, che si giudica il livello di laicità di uno Stato. Preferirei di gran lunga avere milioni di crocifissi in ogni edificio pubblico e, dall’altra parte, delle leggi che tutelino la libertà di coscienza, le unioni civili, il testamento biologico etc. E’ qui che si gioca la partita. Non sul crocifisso, che, giuro, non ricordo neppure se nella mia aula del liceo c’era oppure no, e che ritengo il simbolo meno grave dell’ingerenza della Chiesa Cattolica nella vita quotidiana di ogni cittadino italiano.
Ho una concezione del lusso che forse fa inorridire. Lusso non è avere parcheggiate in garage diverse automobili sportive, andare a dormire in hotel a cinque stelle, vivere in una villa principesca, possedere barche, case, gioielli, amanti, ghiaccioli e gelati. Lusso è poter decidere in qualunque momento di abbandonare il lavoro e quello che si sta facendo, preparare i panini, le bibite colorate e fare una gita al mare. Lusso è poter andare a lavorare a piedi in cinque minuti, senza essere costretti a trascorrere un’ora in macchina fermi in coda ad aspettare. Lusso è parlare con gli amici davanti a un bicchiere di vino, senza orologio e senza fretta, ridere insieme e sentirsi leggeri. Lusso è fare amore quando se ne ha voglia, ricevere abbracci e carezze non richieste, ma desiderate. Lusso è fermarsi ad osservare la luce che attraversa la finestra e anima gli oggetti, è avere tempo da dedicare a se stessi e agli altri, anche nelle cose più piccole. Non siamo ciò che possediamo, ma ciò che siamo capaci di offrire a noi e a gli altri.
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