Una perdita di tempo, insomma, la definisce Boezeman, secondo cui combattere la pirateria non solo è dispendioso in termini di tempo e di soldi, ma danneggia la propria immagine e non porta a nessun risultato. E chiarisce: “la maggior parte dei download illegali sono il logico comportamento di chi è frustrato perché non trova un corrispettivo legale, o è troppo costoso, o non è compatibile con il proprio lettore elettronico”. Un punto di vista che però vale più per i piccoli e medi editori che per quelli grandi? “Non credo” dice Boezeman. Che precisa: “I buoni editori, piccoli o grandi che siano, dovranno sempre più puntare alla qualità. I lettori vogliono qualità e se ne renderanno sempre più conto una volta che saranno inondati da testi autoprodotti e autopromossi dagli utenti grazie a servizi come quelli offerti da Amazon, dal recente iBooks Author 6 o altri”. E conclude: “Non è che noi editori pensiamo che la pirateria sia positiva e che non dovremmo preoccuparcene di tanto in tanto. Solamente dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo fare, invece che rinchiuderci in difesa. Il mondo è cambiato. Per questo cambiare noi stessi radicalmente e strutturalmente è l’unica cosa utile da farsi per rimanere competitivi nel lungo termine”.
Il nostro sogno è di assistere su Raiuno, in prima serata, a un confronto fra Mario Monti e Giuliano Ferrara: al più alto e raffinato livello di comunicazione. Poi basta, poi solo fatti.
To write is to step away from the clamor of the world, to take a deep breath and then, slowly and often with shaking heart, to try to make sense of the bombardment of feelings, impressions, and experiences that every day and lifetime brings. The very act of putting them down—getting them out of the beehive of the head and onto the objective reality of paper—is a form of clarification. And as the words begin to take shape and make pairings across the page, gradually you can see what you thought, or discern a pattern in the random responses, so that finally, if all goes well, you’re convinced you’ve got something out of your system and into a domain where it creates a kind of order. Random experience becomes teaching, cautionary tale, or even blessing. To write is to make a clearing in the wilderness in which, almost literally, you can see the wood from the trees. In the thick of anything, you hardly know who you are or where you’re going (which is the redeeming power of experience); at your desk, recollecting emotion in tranquility, helped by memory’s editing devices and imagination’s hunger for possibility, you take something that might only have been heartache and turn it into something more provocative, enriching, and even instructive.
- Piccolo consiglio: non fate troppi confronti con il supporto cartaceo, sebbene venga spontaneo: l’ereader permettere di leggere un testo, ma le analogie finiscono qui: l’esperienza di lettura digitale consiste in qualcosa di completamente a se stante, forse meno immediato, ma che dopo qualche giorno di ‘ambientamento’ offre un grado di assorbimento davvero incredibile del libro o di qualsiasi cosa avremo davanti.
Il Kindle: oh, ragazzi: l’odore della carta, il fascino del libro, leggere con la matita in mano… son d’accordo su tutto, ma così come il cellulare non ha rimpiazzato il piacere di sedersi a bere un caffè insieme ad un amico, aggiungendo semmai un canale di conversazione ulteriore, così il lettore di e-books consente di fare cose diverse, o in modo diverso, rispetto alla lettura tradizionale. Due su tutte, per me: poter partire in vacanza con circa 15 chili in meno di bagaglio (e se poi quel libro mi annoia? E se poi piove tutto il tempo e li finisco subito?) e far colazione usando due mani, senza dover tenere il libro aperto con una o bloccare le pagine con il vasetto di marmellata da una parte e il telecomando dello stereo dall’altra. Vuoi mettere?
MrP:Certo che stiamo diventando un po’ sordi.
C:Sarà colpa dell’uso eccessivo delle cuffie.
MrP:Be’, per me capisco, ma tu guardi film muti.
C:Sì, però a volume alto.
C’era una volta un re che disse al suo popolo ‘vi racconterò una storia’ e la storia cominciò: c’era una volta un re che disse al suo popolo ‘vi racconterò una storia’ e la storia cominciò:
…..
Fino a che qualcuno improvvisamente si alzò e disse: “Oggi la storia la racconto io” e la storia cambiò.
Esiste un “fattore noi” che è antitetico al “mettersi d’accordo”, cioè a comporre due interessi personali. Il “mettersi d’accordo” non è liberale è da free rider.
Dalla crisi, secondo me, usciamo se riprendiamo a ragionare con il “noi”, a credere nelle idee più che alle individualità, senza però buttare via la libertà, anche di impresa. Per tornare a crescere bisogna mettere insieme libertà e collettività, non creare delle burocrazie.
Professore, come fanno le mafie a espandersi in zone che tradizionalmente non le ospitavano?
In Mafie in movimento ho dedicato un lungo capitolo a Piemonte e Veneto. La risposta, più brevemente, è che ci sono una serie di fattori che portano individui con abilità mafiose in territori non tradizionali. La teoria che le mafie si radichino a causa dell’immigrazione dal Sud Italia è errata. Come possiamo vedere in diverse zone del Nord, stessi livelli di immigrazione non hanno prodotto una mafia uguale in tutti i posti. Ma non solo, anche a livelli simili di spostamento di personaggi condannati al soggiorno obbligato in diverse parti del Nord Italia, non in tutti i luoghi si è avuto un radicamento mafioso.
Questi due fattori (immigrazione e soggiorno obbligato) vanno indubbiamente studiati, ma di per sé non sono sufficienti a determinare un radicamento. L’elemento ulteriore e fondamentale che deve esistere perché una mafia si radichi in un contesto locale, come per esempio nel nostro caso del Nord Italia, sono una serie di opportunità che la stessa mafia intende sfruttare. Stiamo parlando, a mio avviso, dell’emergere improvviso di mercati locali che non vengono ben regolati dallo Stato e dalle autorità locali. Credo sia questa la risposta che spiega perché in alcune parti del Nord Italia ci sono stati radicamenti mafiosi, mentre da altre parti si è riusciti a evitarli.
Insomma, da una parte non è vero che ogni qualvolta c’è un personaggio mandato al soggiorno obbligato la mafia si trasferisce. Dall’altra, però, vi sono situazioni in cui a livello locale il terreno è fertile e allora il radicamento diventa pericoloso…