1. È tutto così semplice, sì, era così semplice,
    è tale l’evidenza che quasi non ci credo.
    A questo serve il corpo: mi tocchi o non mi tocchi,
    mi abbracci o mi allontani. Il resto è per i pazzi.
  2. Tuo papà ed io siamo il risultato, proprio come te, di caso, sogni e migrazioni.
  3. Ecco, se dovessi individuare l’inizio di quello che stiamo vivendo oggi, il disfacimento della sinistra, l’infinito berlusconismo, lo metterei in quel giorno in cui mio padre, che era così tanto di sinistra, mi disse che bisognava mettersi nei panni dei padroni per salvare l’Italia.
    Questo non lo perdonerò mai a Craxi. Altro che le tangenti.
  4. La libertà di serrare ogni finestra, spegnere ogni luce e iniziare a sognare, viaggiando lontano; di ridere per cose che non fanno ridere nessun altro e soffrire dolori che nessuno potrebbe capire. Un prezzo che vale la pena pagare. Quasi sempre.
  5. Potrei quasi dire che l’anno è andato via come un fazzoletto perso dal finestrino di un treno: non c’è più ma per un po’ lo vedi allontanarsi, perchè le partenze si stiracchiano nel tempo e il fazzoletto è blu come il mare.
  6. ma in quello specifico frangente ero veramente veramente strafaiga. ci tengo a dirlo perché è importante sapere che mi sentivo benissimo e dato che mi sentivo benissimo mi sentivo anche invincibile. comunque sono caduta due volte dalle scale.
  7. Le regole: propositi per l’anno nuovo
    1 Ripetere i buoni propositi che non hai rispettato l’anno scorso non aumenterà le tue probabilità di realizzarli.
    2 Se entro fine gennaio non hai cominciato a metterli in pratica, non hai speranze.
    3 Non sprecare tempo con propositi sull’attività fisica e sulla beneficenza: sono i primi a saltare.
    4 L’impegno a smettere di fumare funziona meglio se lo riposizioni come impegno a non farti venire il cancro.
    5 Trovare l’uomo giusto non è un buon proposito, è un terno al lotto.
  8. Ad ogni graffio pretendevo piangente un cerotto, mia madre esasperata mi prendeva di peso, mi sedeva sul tavolo da cucina, spremeva mezzo limone sul ginocchio sbucciato (con la assoluta convinzione che fosse un efficace disinfettante) fra le mie urla, appiccicava un cerotto e mi rimandava fuori. Ben presto mi chiamarono “signorina cerottino”; di certo mi distinguevano anche le mie scarpette di gomma poiché nei miei ricordi fra gli altri bambini non c’erano piedi calzati.
  9. Oggi non siamo neanche in inverno che siamo già in estate un’altra volta.
  10. le cose che mi piaccion di più son quelle che alla fine un senso di per sé mica ce l’hanno, son quelle che poi alla fine il lettore sta lì a domandarsi che senso abbiano, e che poi gliel’attribuisce, un senso, ma non è un senso che sta all’interno del testo, ma è un senso che sta nella sua testa,

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