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Una perdita di tempo, insomma, la definisce Boezeman, secondo cui combattere la pirateria non solo è dispendioso in termini di tempo e di soldi, ma danneggia la propria immagine e non porta a nessun risultato. E chiarisce: “la maggior parte dei download illegali sono il logico comportamento di chi è frustrato perché non trova un corrispettivo legale, o è troppo costoso, o non è compatibile con il proprio lettore elettronico”. Un punto di vista che però vale più per i piccoli e medi editori che per quelli grandi? “Non credo” dice Boezeman. Che precisa: “I buoni editori, piccoli o grandi che siano, dovranno sempre più puntare alla qualità. I lettori vogliono qualità e se ne renderanno sempre più conto una volta che saranno inondati da testi autoprodotti e autopromossi dagli utenti grazie a servizi come quelli offerti da Amazon, dal recente iBooks Author 6 o altri”. E conclude: “Non è che noi editori pensiamo che la pirateria sia positiva e che non dovremmo preoccuparcene di tanto in tanto. Solamente dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo fare, invece che rinchiuderci in difesa. Il mondo è cambiato. Per questo cambiare noi stessi radicalmente e strutturalmente è l’unica cosa utile da farsi per rimanere competitivi nel lungo termine”.
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