Quintiliano abbozza una propedeutica dello scrittore: bisogna leggere e scrivere molto, imitare dei modelli, (fare dei pastiches), correggere moltissimo, ma dopo aver lasciato “riposare” e saper terminare. Quintiliano nota che la mano è lenta, il “pensiero” e la scrittura hanno due velocità differenti (è un problema dei surrealisti: come ottenere una scrittura rapida almeno… quanto se stessa?); ora, la lentezza della mano è benefica: non bisogna dettare, la scrittura deve restare attaccata non alla voce, ma alla mano, al muscolo: installarsi nella lentezza della mano: niente brogliacci rapidi. (p. 26)